PERSONE ALTAMENTE SENSIBILI

L’ALTA SENSIBILITA’

Secondo la D.ssa Aron l’alta sensibilità è un tratto della personalità normale che possiede il 15-20% della popolazione nel mondo e che quindi non va considerato come un disturbo. L’ipersensibilità (o “responsività” come la definiscono i biologi) è innata e la ritroviamo presente in più di 100 specie animali.  Rappresenta un tipo di strategia di sopravvivenza (pause to check), tipica dei “consiglieri”, in cui si attiva un sistema di inibizione tale per cui le persone utilizzano un maggior tempo per processare gli stimoli che hanno di fronte prima di reagire, si fermano per controllare, per l’appunto. Ma per la sopravvivenza è necessaria la presenza di questa e di un’altra strategia che prevede una reazione più rapida agli stimoli, tipica dei “re-guerrieri” e legata ad un sistema di attivazione, che prevede una maggiore impulsività e meno responsività. Queste due strategie di sopravvivenza rappresentano anche due sensibilità differenti che possiamo trovare nelle persone altamente sensibili, esistono pertanto HSP (HIGH SENSITIVITY PERSON o PEOPLE) con un sistema di inibizione più attivo ed uno di attivazione più debole e viceversa.

La modalità di prestare maggiore attenzione ai dettagli e di un maggiore e più profondo processamento /elaborazione delle informazioni (rispetto alle altre persone) analizzando le possibili conseguenze delle azioni e di utilizzare successivamente le conoscenze acquisite per prevedere meglio le situazioni in futuro, ed eventualmente migliorarsi (riflessione prospettica), sembra essere una caratteristica delle persone altamente sensibili (PAS). Ma anche la riflessione retrospettiva, ovvero rimuginare sugli eventi passati e analizzare tutto quello che poteva essere fatto diversamente. Le PAS mettono a confronto le informazioni attuali con quelle del passato, sia consapevolmente che inconsapevolmente.

Questo tratto, quindi, oltre ad essere caratterizzato da una percezione più rapida e profonda degli stimoli prevede anche una maggiore tendenza all’ introspezione, una prevalenza degli input sugli output, empatia, vigilanza, accuratezza e velocità ad es. negli apprendimenti, consapevolezza delle sensazioni impalpabili, una tolleranza inferiore a stimoli intensi e prolungati, intuizione ( la D.ssa Aron la definisce “saggezza silenziosa del cuore”),  una soglia sensoriale più bassa, una eccessiva coscienziosità e una tendenza al perfezionismo.

Nel 1997 la D.ssa Aron, utilizzando un campione di circa 1000 persone di età compresa tra i 18 e i 91 anni, scoprì che la sensibilità è una variabile indipendente, quindi a sé stante, del processamento sensoriale e che si distingue dalla introversione e dalla emotività. Quando si parla di processamento sensoriale non si fa riferimento agli organi di senso, ma ad un processo che prevede la trasmissione dell’informazione sensoriale al cervello e la successiva elaborazione. Tutto ciò comporta un aumento dell’attivazione del sistema attentivo, nonché della memoria di lavoro.

Elaine Aron entra nel merito definendo con l’acronimo D.O.E.S. alcuni aspetti comportamentali delle HSP.

D (DEPTH) , ovvero profondità dell’elaborazione: le informazioni vengono processate più profondamente.  In particolare le HSP prestano maggiore attenzione ai dettagli, quindi gli stimoli vengono percepiti in maggior quantità, ma anche con maggior intensità. C. Petitcollin sostiene che gli “iperefficienti mentali” (così definisce gli HSP) attraverso un notevole sforzo mentale, decidono coscientemente su quali stimoli concentrare la loro attenzione e quali invece mettere in secondo piano. Questa operazione per i non HSP è del tutto automatica.

O (OVERSTIMULATION): le HSP sono più facilmente soggette alla sovrastimolazione ed al sovraccarico. Se la tendenza è quella di accogliere, percepire ed elaborare più stimoli provenienti dall’esterno, percependoli anche con maggior intensità, la conseguenza sarà di una fatica/carico/stanchezza maggiori. A livello fisiologico tutto questo processo si traduce con una maggiore produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali e quindi un livello più alto di stress. Questo stato di sovraccarico è anche definito con il termine di “overarousal”, ovvero uno stato in cui si supera il livello fisiologico di attivazione/eccitazione che noi tutti possediamo per l’appunto definito arousal, che invece nelle HSP è sempre più alto. Anche le novità o i cambiamenti possono produrre sovrastimolazione per le HSP.

Per ovviare al sovraccarico e all’orientamento all’esterno la D.ssa Aron  suggerisce di attivare un orientamento all’interno, ovvero, rallentare, respirare e riconnettersi con sé stessi, in pratica stare in contatto con il proprio corpo, nel qui ed ora. Il corpo è l’unico a conoscere limiti (nella relazione con sé stessi) e confini (nella relazione con l’altro), pertanto se questi vengono superati ecco che il corpo si fa sentire ed emergono così sintomi e segnali. In merito a questo la D.ssa Aron suggerisce di vivere una vita in linea con il proprio tratto.

A tal proposito propone anche altre strategie:

-uscire dalla situazione in cui ci si trova e che ha causato questo malessere

-chiudere gli occhi

-fare pause frequenti

– stare all’aria aperta

– usare l’acqua (bere o fare docce)

– fare una passeggiata (il movimento abbassa il livello di cortisolo)

– calmare il ritmo del respiro (questo aiuta a centrarsi nel qui ed ora)

– aggiustare la postura ( anche questo aiuta centrarsi nel qui ed ora)

– sorridere (questo porta a respirare in modo diverso e quindi a centrarsi nel qui ed ora).

E (REATTIVITA’ EMOTIVA, EMPATIA): essere HSP e quindi percepire più profondamente ogni tipo di dettaglio si lega ad un’altra caratteristica/dono,  le HSP entrano in connessione emotiva, in risonanza, con le persone, gli animali e la natura, più facilmente e più profondamente. Questo permette di cogliere molto più in profondità la bellezza delle situazioni e delle relazioni. Brenè Brown sostiene che l’empatia sia “sentire con l’altro” e ancora, afferma che: “ Per connettermi con te , devo connettermi a qualcosa in me che conosce quel sentimento”. Essere in risonanza con gli altri, però, per le HSP, comporta il rischio del contagio emotivo, ovvero entrare talmente nell’altro da perdere la relazione con sé stessi. Molto importante è, invece, vivere l’empatia come dono, poiché permette di migliorare la relazione con gli altri, mantenendo comunque un contatto con sé stessi. Nell’ambito della relazione con l’altro è importante avere consapevolezza dei propri confini, per evitare di invadere gli spazi altrui.

Arthur Aron e Pr. Stony (Brook University) hanno scoperto che le HSP mostravano maggiore afflusso sanguigno nelle aree correlate ai sentimenti empatici, guardando immagini di volti tristi o felici. Questi risultati danno prova che le HSP rispondono alle emozioni legate alle situazioni sociali /relazionali maggiormente rispetto alle non HSP.

S (SENSIBILITA’ AI DETTAGLI): le HSP percepiscono dettagli “sottili” nell’ambiente e nelle relazioni, che vanno oltre i segnali “visibili” ed espliciti, e che gli altri difficilmente colgono (l’atmosfera emotiva, i non detti e le contraddizioni tra il verbale e il non verbale nelle conversazioni,  le intuizioni delle possibili conseguenze –retrospettiva e prospettica-, sentire una coscienza di gruppo, una presenza collettiva e sentirsi guidati da uno spirito). Inoltre le HSP potrebbero raccontare situazioni che rientrano nei fenomeni “psi” , ovvero eventi  che vengono comunemente definiti “paranormali”  che sono: la coincidenza per un evento esterno (sto pensando ad una persona e la stessa mi chiama), contemporaneità  (due persone hanno lo stesso pensiero nello stesso momento) e precognizione (un ragionamento intuitivo su qualcosa che sta per accadere). Percepire i dettagli sottili significa anche cogliere le “coincidenze significative”( o sincronicità secondo Jung), ovvero una coincidenza temporale, senza nessi causali, di uno o più fenomeni fisici oggettivi con un avvenimento psichico.  Secondo Jung questi eventi sincronici rappresentano segnali esterni che comunicano qualcosa solo a chi li vive e che quindi solo per lui risultano significativi.

Il tratto HS è caratterizzato anche da fattori fisiologici. Le attività dell’organismo umano, la capacità di agire e di rispondere alle sollecitazioni ambientali, sono coordinate dal sistema nervoso centrale, dal sistema endocrino e dal SNA (Sistema Nervoso Autonomo, che controlla le funzioni vegetative , fuori dal controllo volontario e che è composto dal SNS -Sistema Nervoso Simpatico , legato all’attivazione e SNP -Sistema Nervoso Parasimpatico, legato all’inibizione). Questi sistemi si attivano anche in risposta ad eventi stressanti.

Le HSP hanno un funzionamento fisiologico ovvero una “reattività fisiologica” differente, rispetto alle non HSP. Nelle HSP il processo di elaborazione e di attivazione fisiologica si avvia anche a soglie di stimolazione bassa e quindi più frequentemente, questo comporta una produzione di neurotrasmettitori e ormoni  e una successiva sovrastimolazione e sovraccarico (overarousal = elevata reattività ipotalamica, produzione di norepinefrina e cortisolo). Pertanto, tanti stimoli processati producono una eccessiva elaborazione e quindi stress.

Il meccanismo di risposta allo stress prevede che l’ipotalamo, che registra ciò che succede, invia al resto del corpo e direttamente all’ipofisi, l’informazione che è in atto un’attività straordinaria. La ghiandola pituitaria (ipofisi) comunica con le ghiandole surrenali che, a loro volta, producono cortisolo, che contribuisce a mantenere uno stato di attivazione. A questo punto parte un meccanismo in cui l’informazione ritorna alla partenza, l’ipotalamo, e la produzione del cortisolo si abbassa. Ma, se durante quest’ultimo processo, nel percorso di feedback, si inseriscono altri input /stimoli, si interrompe il meccanismo e le surrenali continuano a produrre cortisolo. La presenza di questo neurotrasmettitore in circolazione influenza anche il sistema immunitario. Si abbassano le difese e aumenta il rischio di sviluppare sintomi somatici.

Un altro elemento che caratterizza il tratto HS è la componente genetica.

La sensibilità è un tratto ereditario. Questo è stato riscontrato a seguito di studi realizzati dalla D.ssa Aron su gemelli monozigoti che, vissuti in ambienti differenti, sviluppavano comportamenti simili.

Dagli studi di Belsky e Pluess nel 2013 emerge che esistono due variabili genetiche come segnali di ipersensibilità: una variante legata al gene recettore di dopamina, neurotrasmettitore coinvolto ad es. anche nel meccanismo di ricompensa, nei processi attentivi e motivazionali e una variante legata al gene trasportatore di serotonina, neurotrasmettitore coinvolto ad es. anche nella modulazione dell’umore, nel  ritmo del sonno, nell’empatia e nella motilità intestinale.

Sembra che le HSP presentino una variante genetica per cui il livello di serotonina si abbassa più facilmente. Livelli bassi di questo neurotrasmettitore, possono offrire alcuni vantaggi tra cui un funzionamento mentale migliore, una migliore capacità di memorizzazione e prendersi del tempo per riflettere prima di agire e quindi raggiungere decisioni migliori. L’effetto di tale variante dipenderebbe da una sovrastimolazione cronica.

La neurosensibilità delle HSP, ovvero una maggior sensibilità del sistema nervoso centrale che registra le esperienze con più facilità e più in profondità, rappresenta una forma di neurodiversità che determina una suscettibilità differenziale. Gli individui sono sensibili in modo differenziato sia agli ambienti negativi che agli effetti benefici degli ambienti positivi. Come se fosse una lente d’ingrandimento, questo tratto potenzia e  amplifica in senso positivo e negativo ciò che le HSP vivono nella quotidianità e ciò che è stato vissuto durante l’infanzia, sia per quanto riguarda il benessere che le competenze sociali. Pertanto risulta molto importante, se non fondamentale la responsabilità che l’adulto e l’ambiente hanno, con le loro azioni e i loro comportamenti, relativamente ad un possibile impatto positivo o negativo nella vita del bambino.

Da uno studio recente C.U. Greven, F. Lionetti, et. Al. (2019) emergono i seguenti risultati: il tratto della sensibilità si distribuisce lungo un continuum, che va da una bassa sensibilità ad una media e quindi ad un’alta sensibilità.

Ma le HSP sono tutte uguali? No. Fermo restando che le HSP sono accomunate dal medesimo tratto di sensibilità, ognuno si differenzia in base ad alcuni fattori:

  • La personalità;
  • La consapevolezza;
  • Lo stile di attaccamento che si è determinato nella prima infanzia;
  • Eventuali traumi subìti;
  • Le influenze culturali;
  • I mandati familiari (ovvero le aspettative implicite che la famiglia proietta inconsapevolmente sui figli e che questi ultimi portano con sé come se avessero un “peso nello zaino”. Per le HSP risulta essere uno zaino più pesante, in quanto tendono a tenersi questi pesi);
  • L’approccio mentale ( gain or loss frame: la tendenza nella vita a guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto).

Secondo Elaine Aron, il tratto della sensibilità è un fattore neutro e considerarlo un vantaggio oppure uno svantaggio dipende dalle influenze che alcuni fattori ambientali (area geografica, cultura di appartenenza, stile di attaccamento, mandati familiari, educazione scolastica, interazioni sociali, ed eventuali eventi critici o traumi e quindi relativa capacità di resilienza) hanno nella vita di ognuno.

E i bambini altamente sensibili?

L’ALTA SENSIBILITA’ NEI BAMBINI

Così come accade per gli adulti, anche i bambini altamente sensibili (o HSC – HIGH SENSITIVITY CHILDREN)  non sono malati, non hanno un disturbo da curare o eliminare. Spesso i genitori vedono la sensibilità dei loro figli come uno svantaggio o addirittura un difetto da modificare.

In realtà un bambino altamente sensibile è un bambino che possiede alcune caratteristiche peculiari di tipo genetico, fisiologico, neurologico e comportamentale, tra cui una elaborazione più profonda e rapida degli stimoli, una maggiore attenzione ai dettagli, una tolleranza inferiore a stimoli intensi e prolungati,  una tendenza al perfezionismo, ottime capacità di ascolto profondo, una forte empatia,  uno spiccato intuito per gli stati d’animo di chi gli sta accanto, una tendenza ad evitare il conflitto ed una sensibilità ai rumori forti.

I bambini altamente sensibili hanno inoltre bisogni ben precisi:

  • protezione dalla sovrastimolazione (i genitori devono creare dei confini);
  • autenticità;
  • regole condivise (se le regole sono condivise sono maggiormente efficaci);
  • alfabetizzazione emotiva (i genitori e gli adulti a contatto con gli HSC, e aggiungo con tutti i bambini in generale, dovrebbero fornire una definizione delle emozioni, parlarne, nominarle, per abituare i piccoli ad un linguaggio emotivo nella quotidianità);
  • contenimento/holding (è una funzione psicocorporea fondamentale che rappresenta anche una strategia per sopperire alla sovrastimolazione e favorire così il raggiungimento di uno stato di calma. L’holding attraverso il contatto fisico, ma anche visivo, permette una sintonizzazione affettiva, ovvero una condivisione profonda e intensa tra i due, ad es. madre e bambino e la sincronizzazione delle aree cerebrali delle persone implicate. L’essere tenuti/contenuti, rappresenta secondo l’approccio funzionale una delle esperienze di base che determinano uno sviluppo ottimale del sé del bambino. A livello corporeo l’essere tenuti in braccio permette al tono muscolare di lasciarsi andare e rilassarsi e quindi attiva nel bambino una sensazione di fiducia e affidamento nei confronti della persona con cui si relaziona, ad es. la madre);
  • regolazione e autoregolazione emotiva;
  • strategie per i downtimes, ovvero i momenti di ritiro;
  • accettazione (di sé per quanto riguarda i genitori e del bambino);
  • comunicazione assertiva non violenta

In merito alla relazione genitori- HSC la D.ssa Aron suggerisce ai genitori alcuni obiettivi/consigli:

  • aiutare il proprio figlio a costruire una solida autostima, dandogli la possibilità di riflettere serenamente sui propri successi e/o insuccessi;
  • evitare di infondere sentimenti di colpa e/o vergogna;
  • diffondere una “disciplina intelligente” (evitare dogmi, o rigidità, ma piuttosto favorire un approccio più costruttivo ragionando e condividendo le regole e le situazioni quotidiane);
  • parlare con il proprio figlio del tratto della sensibilità, in maniera estremamente naturale e positiva.

Così come per gli adulti, anche per i bambini, connotare questo tratto come vantaggioso in relazione alle innumerevoli situazioni che la vita porrà loro di fronte, dipenderà dalle azioni e dai comportamenti che i genitori e la scuola metteranno in atto nel creare un ambiente che sia per loro accogliente e di sostegno.

Queste modalità affettive e di azione nei confronti del loro figlio, le ho riscontrate nei genitori di M., una coppia attenta ai bisogni del proprio bambino, amorevole, innamorata del proprio figlio e ammirevole, poiché in grado di mettersi in continua discussione al fine di migliorarsi come genitori, affinare la relazione con lui e acquisire maggiori strumenti e competenze per aiutarlo nel percorso di vita e di crescita.

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Il tesoro dei bambini sensibili. Conoscerlo, gestirlo, valorizzarlo” Elena Lupo. Il leone verde;
  • Persone altamente sensibili. Come stare in equilibrio quando il mondo ti travolge” Elaine Aron. Mondadori;

SITOGRAFIA

www.personealtamentesensibili.it