Tenevi forte! Ora dirò qualcosa che vi farà saltare sulle sedie…:   I capricci, così come li intendiamo nel senso comune, non esistono.

Solitamente, diamo a questa parola un significato negativo, ma i comportamenti messi in atto dal bambino e che noi definiamo come “capricciosi”, in realtà hanno origini molto diverse tra loro e rappresentano una manifestazione esterna (componente esplicita del capriccio) di un disagio/bisogno interiore (componente implicita del capriccio). Il vero motivo del capriccio non è quasi mai evidente.

I capricci sono fenomeni relazionali, non esistono bambini che fanno capricci da soli, ma nascono all’interno di una relazione e questo perché probabilmente mirano a modificare qualcosa all’interno della relazione con le persone a cui è affidato e di cui si fida.

Lo so, sono comportamenti imbarazzanti, faticosi, difficili da gestire e che mettono a dura prova la vostra pazienza (es. il capriccio al supermercato, in quel momento tutti vi guardano e vorreste sprofondare…) però nascono da un disagio che i bambini non sanno ancora manifestare diversamente.

A questo punto, alcuni di voi diranno..: “ Mio figlio no, è un bravo bambino, non fa i capricci..”

Mi spiace deludervi, ma tutti i bambini prima o poi fanno i capricci, è normale.

 

Come gestire allora questi momenti di blackout?

  • Innanzitutto evitare di etichettare il bambino come “buono” o “cattivo”, poiché sono etichette che attaccano e feriscono la persona. In questa circostanza così come in altri momenti che riguardano l’espressione di un’emozione o di un bisogno, non si interviene sull’emozione in sé ma sul comportamento messo in atto per esprimere l’emozione stessa. Poiché attaccando il bambino, attaccate la sua autostima e la fiducia in sé che si stanno ancora costruendo.
  • Riflettiamo sulla giornata appena trascorsa. Il vostro bambino potrebbe essere stanco o infastidito da qualcosa. Non solo, potrebbe avere fame, sete, sonno. Quindi parliamo di bisogni primari, per lui, ma se ci pensiamo, lo sono anche per noi!
  • A volte questi comportamenti, nascono da un’aspettativa non soddisfatta. Ai bambini non piace molto sentirsi dire “no”..ve ne sarete accorti.. In questo caso cercate di non assecondare questa modalità di espressione, per quanto, sia difficile, poiché questo significherebbe attivare un meccanismo, per cui ogni volta che lui proverà quella sensazione metterà in atto quel comportamento. Invece il vostro compito sarà quello di educarlo a trovare modi differenti per esprimere quel disagio. Offrite loro delle alternative per esprimere quel disagio/emozione.
  • Non diamo troppe spiegazioni “filosofiche” durante il loro comportamento. Non otterrete l’effetto sperato, ovvero che smetta di comportarsi in quel modo. Se usate le parole state utilizzando un linguaggio verbale, in quel momento vostro figlio con quel comportamento sta utilizzando un linguaggio non verbale e quindi non siete sulla stessa lunghezza d’onda. Non vi ascolterà. Con la possibilità, molto alta, di accentuare il suo capriccio. Usate il linguaggio del corpo, per alcuni può essere utile anche un contenimento fisico, un abbraccio, una carezza, anche senza le parole. Ma non tutti accettano di essere tenuti. State loro vicini fisicamente, non li farà sentire abbandonati in una circostanza così difficile da affrontare da soli. Quando la tempesta sarà passata, si può tornare ad un linguaggio verbale, riconoscendo e legittimando la sua emozione ma facendogli notare che quello non era il modo in cui esprimerla ( “Ti capisco, eri stanco, oppure sembravi molto arrabbiato, ma questa cosa non si può fare”). In questo modo imparerà che non è sbagliata l’emozione ma il comportamento che mette in atto per esprimerla. E comunque non dilungatevi troppo.
  • Date loro il tempo per tranquillizzarsi, lasciate che piangano e si sfoghino, standogli accanto, senza avere fretta che smettano..diamo loro TEMPO.  Senza dire loro “ Smettila di piangere!!!” Questo non li aiuterà.  Ricordatevi : Non dobbiamo intervenire sulle emozioni ma sul modo in cui le manifestano, perché potrebbe essere anche pericoloso per loro e/o per gli altri.
  • Se vi trovate in luogo pubblico, cercate di mantenere la calma e se possibile, mettetevi in disparte, finchè la crisi non è passata.
  • Siate fermi, autorevoli , non autoritari. I bambini hanno bisogno di limiti per crescere. Sono loro stessi a cercare delle regole e dei confini.

 

Insomma…  non perdetevi d’animo e la parola d’ordine è…tanta, tanta, ma proprio tanta..PAZIENZA!!!